La Resistenza

resistenzaLa “fatica” incide sulla velocità.

Nelle specialità di corsa veloce la fatica che l'atleta deve essere in grado di sostenere è di due tipi:

quella nervosa e quella muscolare.

Nelle specialità di breve durata (100 e 110 hs) l'allenamento della resistenza deve essere principalmente orientato a ridimensionare la limitata autonomia del S.N.C. ad emettere salve di treni di stimoli di eguale frequenza. In sforzi intensi e ripetuti di pbreve durata, infatti, le concentrazioni di lattato ematico non solo non sono assolutamente elevate, attestandosi verso la media di circa 11 millimoli, ma in diversi casi, diminuiscono anche.

Alla fine di una gara di 200 e 400 metri invece si osserva un elevato accumulo di lattato ematico.

Il prof. Lacour riscontrò un lattato ematico di 27 millimoli sulla velocista francese Perec, a coonculsione di una gara di 200 metri.

D’altro canto, sapendo che l’energia anaerobica lattacida viene prodotta dalle fibre veloci, con la degradazione del glicogeno, non dovrebbe suscitare meraviglia ed incredulità una così elevata concentrazione in un o una sprinter, qualora fossero allenati a sopportare le relative difficoltà.

I metodi per allenare in modo completo la resistenza del velocista sono: "la resistenza alla velocità" e le prove lattacide.

Specificando che la prima è da ascrivere all’autonomia del S.N.C. e la seconda alle capacità psichiche e muscolari.