Vinca il migliore?
Il fenomeno "doping" è un problema che riguarda non solo l´etica sportiva ma anche la salute.
Vincere una competizione è davvero un grande successo, ma è veramente tale quando ci si riesce grazie alle proprie forze, all'impegno messo negli allenamenti, all'aiuto che viene dall'allenatore o dai compagni di squadra. Fare uso del doping, per giungere primi al traguardo, rende lo sport poco divertente e fa molto male alla salute.
Dopati e vincenti
L'imperativo categorico per chi fa sport oggi è vincere. Vincere porta gloria e popolarità, ma anche soldi e vantaggi sociali. La competitività, così, è degenerata al punto che ogni mezzo sembra lecito per raggiungere lo scopo, con il rischio tangibile che la competizione più che negli stadi venga giocata nei laboratori.
Ma di cosa si parla quando si parla di doping?
Un dato innanzitutto. Nei soli Stati Uniti da 250 a 500 mila giovani di sesso maschile usano correntemente steroidi anabolizzanti. Cifre che testimoniano come il problema vada al di là dello sport ufficiale e si estenda allo sport non professionistico in maniera ben più selvaggia.
Doping è, per definizione, l'uso di sostanze o di procedimenti destinati ad aumentare artificialmente il rendimento, in vista o in occasione di una gara, e che può portare pregiudizio all'etica sportiva e all'integrità fisico-psichica dell'atleta.
Aiuti chimici in tutte le fasi
Durante le Olimpiadi Invernali di Grenoble nel 1967, per la prima volta fu sondata la presenza di una serie limitata di farmaci stimolanti, in campioni di urine prelevate a caso da alcuni partecipanti. In seguito a questa analisi fu stilato dal Comitato Internazionale Olimpico (CIO) il primo elenco ufficiale di sostanze stupefacenti da tenere sotto controllo negli atleti. Questo elenco è stato aggiornato negli anni man mano che nuove sostanze venivano rilevate nei campioni in analisi. Nel 1974, per esempio, si aggiunsero gli steroidi anabolizzanti in quanto vennero messi a punto test affidabili per il loro rilevamento. Durante le Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, per la prima volta vennero eseguite anche indagini sul sangue degli atleti al fine di introdurre nuovi parametri di valutazione del doping.
I rischi per la salute
Depressione, problemi cardiaci, trombosi ed embolie, diminuita risposta immunitaria, tumori, ulcera, osteoporosi ed obesità. Un elenco inquietante che racchiude i potenziali rischi per la salute di chi si “dopa”.
Le conseguenze possono essere drammatiche con danni cronici al cervello e al sistema cardiocircolatorio.
Nel caso di farmaci fisiologici invece (steroidi e eritropoietina) l'organismo disimpara a fabbricarli per conto proprio, affidando il proprio funzionamento al doping anziché alle risorse interne.
Effetti collaterali e dipendenza
Nonostante la diffusione di informazione sugli effetti a lungo termine, molti atleti non si sottraggono a questa pratica. Attualmente l'uso dei queste sostanze si è diffuso anche tra i frequentatori di palestre con il grave inconveniente di venire assunte in modo “amatoriale”, senza controllo medico.
L'assunzione orale ha significativi effetti epatotossici con possibilità di infiammazioni croniche e tumori.
L'azione androgenica ha conseguenze gravi e irreversibili sul sistema riproduttivo: il bilancio ormonale disturbato determina atrofia dei testicoli, diminuzione delle gonadotropine (ormoni che stimolano lo sviluppo delle gonadi), ingrossamento della prostata, riduzione del 90% della produzione di spermatozoi, sviluppo delle ghiandole mammarie. Nelle donne si assiste a una mascolinizzazione con abbassamento della voce, e ingrossamento del clitoride, per altro irreversibili, aumento dell'aggressività e della libido, comparsa di acne, aumento dei peli del corpo e diminuzione dell'adipe, scomparsa del ciclo mestruale.
Si verifica un indebolimento dei tendini per ridotta elasticità a causa dell'aumento della forza muscolare, e nei soggetti più giovani le epifisi si chiudono prematuramente impedendo lo sviluppo in lunghezza dell'osso.
L'intervento sul metabolismo dei grassi comporta una diminuzione del colesterolo ad alta densità (HDL) ed un aumento del colesterolo totale e del colesterolo a bassa densità (LDL), con la possibilità di sviluppo di aterosclerosi e malattie cardiovascolari (ischemia, infarto).
Le conseguenze a livello psicologico e psichiatrico non mancano: oltre ai cambiamenti in qualche misura utili alla prestazione, gli atleti possono accusare alterazioni comportamentali (irritabilità, ansia, diminuzione della libido) e cognitive (confusione, perdita della memoria) e addirittura manifestazioni psichiatriche (manie, psicosi, paranoia, depressione, allucinazioni e deliri). Spesso si sviluppa anche dipendenza dal farmaco riconosciuta secondo i criteri del “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali” (DSM-IV)
Steroidi a colazione
A parlare di steroidi nello sport si è cominciato in maniera pesante negli anni ’80. A Lipsia in Germania Est il doping si chiamava mezzo di supporto. Diecimila gli atleti coinvolti, minorenni trattati a loro insaputa con steroidi anabolizzanti. La scusa era quella di curarsi, “devi migliorarti, prendi le pasticche”. Le conseguenze sono state devastanti e i corpi di quelle bambine, fegato reni e ovaie in particolare, saranno segnati per sempre. Basti pensare al caso di Andreas Krieger, già Heidi, ex lanciatrice del peso della Germania est, imbottita di steroidi a sua insaputa e costretta successivamente a cambiare sesso dai violenti cambiamenti ormonali indotti dagli steroidi stessi. Ma senza spostarsi così in là nel tempo e nello spazio, gli ultimi dati italiani non sono molto confortanti. Tra dilettanti e amatori, si calcola che 100-150 mila sportivi facciano ricorso a sostanze vietate. E si comincia sempre prima. Negli Stati Uniti già a 11 anni dopano i ragazzini a dosi massicce di anabolizzanti. E proprio dagli Stati Uniti arriva una ricerca sull’abuso di steroidi tra le adolescenti. La notizia? Il consumo è alto e non solo tra quelle che praticano sport.
Gia negli anni ’90, premette la ricerca pubblicata sugli Archives of Pediatric and Adolescent Medicine, tre differenti indagini condotte sulle adolescenti statunitensi, avevano documentato un aumento da due a quattro volte nell’uso di steroidi anabolizzanti. Il picco della consapevolezza di questo abuso si è avuto nel 2004, quando i CDC hanno riportato che oltre il 7% delle ragazze del nono grado di studi statunitense, che corrisponde ai 14-15 anni di età, ha rivelato un uso di steroidi anabolizzanti in corso o nel passato. Oltre i numeri normalmente riportati per i maschi di età corrispondente. Nel 2005, quindi, per la prima volta un congresso sul doping nello sport, ha contemplato una sezione espressamente dedicata alle adolescenti femmine. L’idea dello studio nasce proprio da lì, indagare il rapporto tra consumo di steroidi in età adolescenziale e al femminile, target ancora inesplorati. E i risultati sono stati sconcertanti.
I risultati
Su oltre 7500 ragazze statunitensi, studentesse di high-school, i ricercatori hanno riscontrato che il 5% usava o aveva utilizzato steroidi. Ma l’osservazione centrale è che le ragazze in questione, contro lo stereotipo comune, non erano necessariamente sportive e abbinavano questo abuso a una serie di altri comportamenti border-line: fumo, droghe, pillole dimagranti e sesso molto precoce. Le ragioni? Difficile identificarne una.
Il fatto che gli steroidi diminuiscano la massa grassa e aumentino quella muscolare, potrebbe aver indotto molte adolescenti ad assumerli nella speranza di cambiare il proprio aspetto. Osservando i risultati più in dettaglio si vede come il 5% delle ragazze “dopate” aveva dalle 8 alle 11 probabilità in più delle coetanee di consumare alcol, cocaina e marijuana. Cinque probabilità in più di aver fumato o di aver assunto pillole dimagranti, quattro di aver avuto sintomi depressivi e dulcis in fundo sette volte più probabilità di aver con sé un arma, non si specifica di che tipo. Aspetti da non sottovalutare, concludono i ricercatori, vista la quantità di attività compromettenti la salute che coesistono. E visto anche che in genere l’attenzione psichiatrica in questa fascia d’età è rivolta in particolare ai maschi. Il problema, invece, è molto femminile.
Contro una cultura permissiva
Il doping nello sport di alto livello rappresenta un problema che le organizzazioni nazionali e le Federazioni internazionali competenti cercano di debellare. Con successo? Non del tutto stando ai numeri e alle ultime denunce secondo le quali si inizia a "caricare" i bambini di 11 anni per costruire atleti da olimpiade. In Italia i numeri ufficiali sono piuttosto bassi ma non è da escludere l'esistenza di molti casi sommersi. A conferma dell'entità del problema Medscape ha intervistato Andrew Pipe, un accademico canadese che ha lavorato come medico in 5 olimpiadi. Chi meglio di lui può conoscere la situazione? La denuncia è evidente. Da una parte l'abuso di steroidi come problema crescente, dall'altra l'assenza di test adeguati e di punizioni esemplari per gli atleti colpevoli.
Rischi da steroidi
Come noto gli steroidi anabolizzanti sono derivati sintetici del testosterone, l'ormone naturale maschile prodotto dai testicoli, studiati per stimolare la crescita muscolare, minimizzando gli effetti mascolinizzanti. Vengono usati dai professionisti di molte discipline per aumentare le performance sportive. Incrementano la massa muscolare, la forza e la capacità di sostenere sforzi intensi e di lunga durata, mentre non aumentano la capacità aerobica. I rischi? Dipende, dice Pipe, dalla natura dello steroide, dal metodo di assunzione e dal dosaggio. L'aspetto più evidente è dato dai problemi epatici. Gli anabolizzanti, soprattutto se assunti per bocca, possono determinare colestasi e ittero. Non solo, l'utilizzo per lunghi periodi sembra avere una correlazione positiva con l'insorgenza dell'adenocarcinoma del fegato. Ma sono noti, insiste il medico canadese, anche associazioni con i bassi livelli di colesterolo buono e fenomeni minori come l'acne. Infine sono segnalati molti casi di malattie cardiovascolari precoci. Può bastare? L'atteggiamento di chi intraprende una simile pratica dopante è quello di dire "Conosco un sacco di gente che usa questi prodotti e non ho mai visto simili conseguenze. E in più vanno così forte!". Inoltre manca l'esperienza clinica necessaria per sostenere in modo certo e definitivo alcuni degli effetti collaterali. Ci possono volere 10-20 anni di uso continuato di steroidi anabolizzanti ad alti dosaggi per vedere differenze. In più il fenomeno è evidentemente sommerso e sottaciuto per cui più complesso da studiare per i clinici. Il medico però può accorgersi di qualcosa che non va nel verso giusto dall'aumento improvviso del peso e della taglia fisica nonché dalla comparsa di acne in persone che prima non ne avevano mai nemmeno sentito parlare e ben lontane dalla pubertà. Ma anche l'aggressività aumentata è un tipico segnale. Il ruolo dei medici in questo senso è fondamentale, in particolare per quegli sport in cui esistono regole molto chiare sull'uso di farmaci. Il medico sportivo, dice a gran voce Pipe, ha la grossa responsabilità di incoraggiare uno sport sano e scelte leali. Invece, purtroppo, spesso sono i medici a prescrivere le sostanze dopanti.
Giovani da tutelare
E i test come dovrebbero essere fatti? Secondo il medico canadese le organizzazioni professionali sportive dovrebbero avvalersi di approcci al controllo del doping analoghi a quelli utilizzati per gli atleti olimpici. Un'agenzia indipendente, come la ben nota Wada, che si occupi sia del test sia delle sanzioni. Questa sarebbe una maniera per avere programmi di alta qualità e test di alta qualità. Al momento, infatti, il fenomeno è più diffuso di quanto si creda. E non esiste un doping sicuro. Sempre che si voglia, sottolinea Pipe, che lo sport resti competizione tra atleti in carne e ossa e non tra farmacologi. L'aspetto più inquietante, sostiene Pipe, è la sola idea che il doping venga somministrato già ai bambini con una struttura ossea ancora in formazione, con i rischi che questo comporta, come per esempio l'impossibilità di raggiungere la loro altezza definitiva in un'età particolarmente cruciale. Mentre lo sport, conclude, dovrebbe essere un'opportunità per migliorare la salute.
Fonte :Marco Malagutti Elliot DL et al. Cross-sectional Study of Female Students Reporting Anabolic Steroid Use. Arch Pediatr Adolesc Med. 2007;161:572-577 Pipe A. Steroids Scorch the Field of Dreams. Medscape Orthopaedics & Sports Medicine. 2005; 9 (1)