Sullo spirito sportivo

Gianbattista è uno dei soci fondatori della nostra associazione culturale. La decennale amicizia che ci lega è nata, guarda caso, sui campi di atletica leggera. La passione comune, il rispetto, ha poi fatto il resto. Giamba - così soprannominato dagli amici - da qualche anno si è trasferito a Roma.

E' un' Ufficiale del Corpo Ingegneri dell'Esercito. La distanza non ha pero' intaccato l'amicia e l'affetto, tant'è che spesso ci si sente per telefono per parlare del più e del meno.

Ogni scusa è buona per tenerci in contatto. In una delle ultime telefonate, non ricordo il contesto, Giamba tiro' fuori il concetto dello Spirito Sportivo. Ne fui molto colpito, tant'è che da li a poco, la mia proposta fu quasi scontata: "perchè non metti giu' due righe su questo argomento?.

Stamattina, con perfetto tempismo mi arriva la mail che è di seguito pubblicata. Sono pensieri tratti dall'esperienza personale, ma rileggendoli, mi accorgo che interpretano lo stato d'animo e le emozioni di tutti gli atleti: i professionisti, gli amatori, i neofiti come anche i semplici appasionati. Buona lettura e sopratutto buona Atletica. Matera, aprile 1987, giochi della gioventù, gara di 80m: 9”9.

Avevo 13 anni. Inizia così la mia avventura nel mondo dell’atletica leggera, dapprima praticandola per qualche tempo congiuntamente al calcio (fino ai 17 anni), poi come unica attività agonistica specializzandomi nei 400m. Durante questi anni, quanti viaggi verso le manifestazioni sportive, quanta esperienza e quanta voglia di fare. Mi sono appassionato tantissimo a questo stupendo sport sottraendo inevitabilmente del tempo allo studio ed agli amici.

Ho accettato le sue regole fondamentali e cioè che tutto fosse disciplinato: la dieta, il riposo, il divertimento e soprattutto l’allenamento. Dopo tanti anni di “militanza” non ho più il conto preciso delle gare disputate sin ad ora, credo intorno alle 500, tra le competizioni indoor e outdoor di velocità su pista e quelle su strada e campestri di mezzofondo.

Posso dire di aver corso dai 60 ai 10.000 metri! Penso che questo sport mi abbia regalato tanto: a partire da una salute “di ferro” ma anche a sviluppare le capacità propriocettive ed introspettive, a ragionare per obiettivi, a superare le difficoltà, a non arrendersi, a maturare i concetti di perseveranza e sano agonismo ed infine ho imparato ad accettare la sconfitta per godersi al meglio la vittoria.

Da un pò di tempo a questa parte però, mi viene difficile riuscire a conciliare lo sport agonistico, fatto di continui ed estremi allenamenti, al punto che la vista si annebbia ed i muscoli si riempiono di lattato, con gli affetti ed il lavoro. Ritengo che lo sport di agonismo possa essere affrontato al meglio, con impegno e dedizione, nel periodo di massimo rendimento fisico e di “spensieratezza” nella vita di un uomo ovvero tra i 17 ed i 30 anni.

Oggi dunque che le condizioni per me sono cambiate, mi trovo a prendere una decisione difficile. I cambiamenti fanno parte della nostra vita, penso ai grandi campioni, ai momenti in cui loro hanno dovuto decidere di modificare le loro abitudini, l’impatto psicologico che hanno dovuto affrontare.

Non deve essere stato molto semplice! Io vorrei essere tranquillo, vorrei non ci fossero sconvolgimenti o ansie in questo delicato momento. Sono conscio che perderò qualcosa per sempre: il silenzio prima dello sparo, la tensione nei muscoli, l’adrenalina a fior di pelle.

Bisognerebbe vivere serenamente questo passaggio considerando altresì che l’esperienza acquisita, possa avere utilità in altro modo ad esempio essere un buon marito, un buon padre o un buon allenatore.

La cosa importante è conservare lo spirito sportivo che è dentro di noi, quei principi che abbiamo rispettato: l’impegno, la lealtà. Per quanto sopra, nell’era della produttività, dove tutto è super veloce, mi piace rallentare i tempi di questo mio momento, guardarmi indietro, raccogliere i ricordi e decidere.