la preattivazione

di Giuseppe Palmiotto

E’ possibile ipotizzare un metodo di lavoro che metta in preattivazione le unità istofunzionali del tessuto  muscolare tanto da renderle maggiormente efficienti subito dopo negli esercizi di gara ?

In altre parole si può in qualche modo agevolare l’efficienza del passaggio degli stimoli nervosi attraverso i congiungimenti dei neuroni con altri neuroni?

 

Un’ipotesi interessante perché se dimostrata fornirebbe strumenti per migliorare il rendimento della prestazione in gara in quelle competizioni caratterizzate da un impegno nervoso e muscolare totalizzante ma che sopratutto viene espresso in tempi brevissimi.

 

Questo “metodo” già largamente usato nelle specialità di salto, può trovare una collocazione anche nelle specialità di sprint?

 

Alla fine degli anni 60, se non vado errato, il grande saltatore in alto tedesco Spielvogel, propose nella sua tesi per l’università di scienze motorie di Colonia, una ricerca che aveva come ipotesi di lavoro l’influenza degli allenamenti di forza esplosiva sulla prestazione di salto in alto.

 

L’intuizione scaturì dall’osservazione dei decatleti e più in particolare dal curioso ed elevato numero di atleti che migliorava la propria prestazione nel salto in alto.

 

La domanda che Spielvogel si pose fu semplice: come mai c’è un miglioramento così elevato proprio in questa gara?

 

La gara che precede il salto in alto è quella del getto del peso, una specialità esplosiva. Fu questa determinazione che diede l’incipit a Spielvogel per proporre  la sua ipotesi.

Si poteva molto verosimilmente pensare che fosse proprio lo sforzo esplosivo, questo veloce impegno totalizzante, che lasciava in allarme (preattivava) e che faceva rimanere qualche effetto neurofisiologico.

 

Nello stesso periodo, ma inconsapevole dei lavori di Spielvogel, il prof. Carlo Vittori, allora allenatore del saltatore in alto Crosa, per caso realizzò analoghe esperienze.

 

Era una giornata piovosa dell’inverno 1967/68, e con Crosa si decise di rimediare in palestra eseguendo esercizi di ginnastica isometrica con relativo attrezzo approntato per la bisogna. Furono assunte tre angolazioni diverse con gli arti inferiori: dai 90° ai 150° ripetute ciascuna due volte con 5” di sforzo e 3’ di pausa. Sempre con lo stesso attrezzo furono poi sollecitati i gastrocnemi sollevando i talloni da terra e spingendo fortemente sugli avanpiedi.

 

Il caso volle che il sole si riaffacciò in quella giornata dando la possibilità al saltatore di eseguire un’ allenamento di salti come da programma. Le misure realizzate in quell’ occasione furono: 203; 206; 209 veramente inaspettate per quel periodo.

 

Ricordiamo che allora il record italiano apparteneva ad Azzaro con 211.

Lo stesso Crosa però quell’ anno portò il primato nazionale a 214, si qualificò alle Olimpiadi arrivando sesto a Città del Messico, ed in tutte e due le occasioni – qualificazioni e gara vera e propria – eseguì quegli stessi esercizi prima della competizione.

 

Quella della preattivazione diventò per Crosa l’ordinaria preparazione ad ogni evento agonistico.

 

Gli effetti neurogeni avevano un tempo di utilizzo limitato, tant’ è che gli stessi saltatori di triplo sovietici, eseguivano, 15/20’ prima della gara, serie di ripetizioni (1-2) di strappi sub massimali e velocissimi.

 

Alla luce di queste esperienze sarebbe interessante verificare se e in che misura una pratica analoga possa influenzare la prestazione dello sprinter.

 

Una prima ed importante considerazione è che questo metodo viene sconsigliato per i giovani, in quanto presuppone un trofismo neuro-muscolare adeguato.

 

Dato inoltre per assunto che la preattivazione rende i suoi effetti più ricercati solamente se eseguita immediatamente prima della prestazione e che questi hanno dunque un tempo di utilizzo limitato, ci domandiamo se gli effetti positivi di tale pratica sulla conducibilità degli stimoli, non possano in qualche modo essere calmierati da presumibili  effetti “collaterali” quali, per esempio, la butto lì, una maggiore viscosità muscolare che limiterebbe la possibilità di espressione veloce ciclica della forza.