Cosa si può dire quando si assiste ad una cosa del genere: la velocità proiettata nel futuro ” la dove nessun uomo è mai giunto prima” tanto per citare una frase della famosa serie ideata da Gene Roddenberry.
L'impresa era nell'aria
Cosa poteva fare quindi Bolt per strabiliare il pubblico dopo il 9"58 della finale dei 100 che lo aveva consacrato, ancora una volta, l'uomo più veloce del mondo?
In semifinale aveva dato l'impressione di rodare la curva con una partenza veloce ed un rettilineo in in scioltezza. In finale è stato deciso: in pochi metri annulla il decalage degli avversari, passa ai primi 100 ad una velocità che molti velocisti si sognerebbero di fare in tutta la loro carriera ma solo nel più breve 100 metri. Sul rettilineo c'è soltanto lui, il cronometro e il traguardo davanti a sé.
Record del mondo.
Ma questa volta si è dannato l'anima, finalmente l'abbiamo visto macinare metro su metro fino alla fine, come era accaduto qualche giorno prima nella finale dei 100 dove Tyson Gay lo aveva inseguito fino all'ultimo metro.
Una vita fa (solo nel 2007) su questa stessa distanza, era giunto secondo battuto proprio da Gay.
Adesso ha preso il volo.
Punta vittorioso con l'indice il pianeta da cui proviene. E subito, immancabili, scattano le ipotesi le sibilline proiezioni sui limiti – se ce en sono – a questa meravigliosa macchina nata per correre veloce. Paragoni non se ne possono fare.
Carl Lewis era tecnicamente perfetto, ma crono metricamente lontano.
A rompere il ghiaccio e a spostare il senso del possibile sui 200 fu' Michael Johnson che nel 1996 ad Atlanta abbassa a 19”32 il record del mondo.
Il nostro amato Pietro Mennea nel 79 a Città del Messico ci regalò un record che per 17 anni ha regnato a livello mondiale, e pensare che di velocisti sulla carta molto più forti ne sono passati, ma invece il record non cadeva.
Ma erano altri tempi, altre piste, diverse le scarpe e soprattutto diverso il concetto di dove si può arrivare.
Mennea in questo, si può' dire, è stato un pioniere, che assieme al suo tecnico Carlo Vittori esplorò nuove frontiere dell'allenamento.
Proviamo a fare un confronto fra il record di Mennea e quello di Bolt partendo dall'analisi delle loro due migliori prestazioni.
Pietro Menna
Usain Bolt
Possiamo innanzitutto rilevare che sia Mennea che Usain hanno corso la curva dai 3 ai 3,5 decimi piu' lenti rispetto al loro personale in rettilineo, inoltre Bolt ha corso la seconda metà di gara con un differenziale più basso rispetto a quello fatto registrare da Mennea. La differenza accusata riporta esattamente 0,27 centesimi che verosimilmente rappresenta la stima dell'attuale potenziale di Bolt sulla distanza: 18”92.
Questo è a mio parere il valore vero di Bolt sui 200.
Alcuni potranno obiettare che Mennea ha corso in altura. Ma l'altura agevola tutti i 200 metri e non solo il finale, Mennea correva quasi sempre con quei differenziali fra le due frazioni di gara e a Mosca fece anche meglio avvicinandosi al secondo.
Il limite di Bolt non è dunque da ricercare nelle resistenza
Bolt ha pagato la stanchezza psico nervosa dei turni che come sappiamo influenza la fase lanciata.
Bolt ha pagato i turni di gara.
D'accordo, non gli ha tirati tutti, ma fare otto volte il riscaldamento ha certamente influito sulla psiche come fatto di tedio.
Diciottoenovantadue è questo quello che Bolt dovrebbe fare in stato di freschezza.
Sarebbe stato anche sufficiente se si fosse limitato a correre soltanto i 200.
I numeri, le stime, i valori ritornano anche facendo un altro calcolo.
Come ci insegna il prof. Vittori, moltiplicando il personale sui 100 e togliendo a questo 0”24 (il cronometraggio elettrico deve pesare solo una volta) si ottiene verosimilmente il tempo che un velocista di valore e ben preparato dovrebbe ottenere sulla distanza doppia dei 200.
Proviamo a farlo questo calcolo:
E' un caso, forse, ma con i grandi atleti evidentement i numeri riportano.
Ma ovviamente queste sono solo stime con cui cerchiamo di catturare piccoli segnali dal futuro in attesa che l'uomo con la U maiuscola (Usain) infranga anche questo limite.
Limite che a mio avviso è possibile ad Usain fisicamente ma che sarà di fatto reso difficile solamente dall'assenza di un avversario alla sua altezza capace di motivarlo fino all'ultimo metro.