Rapporto forza/velocità e distribuzione dei 100

Nella tabella che segue è riportata la distribuzione teorica di una gara di 100 mt. e di 60 mt. Nelle colonne bianche è rappresentata la distribuzione in gara considerando un tempo di reazione allo sparo di 0"140. Nelle colonne verdi invece sottraendo l'incidenza del tempo di reazione considerato (0"140); i circa 60 cm. che separano il piede anteriore sul blocco dalla linea di partenza (0"06); e l'incidenza convenzionale del cronometraggio elettrico su quello manuale (0"24), otteniamo quella che molto verosimilmente sarebbe stata la stessa performance se fosse stata realizzata in allenamento con partenza da in piedi e tempo rilevato manualmente.

E' oltretutto superfluo sottolineare che la lettura và fatta dalla gara all'allenamento e non al contrario in quanto è impensabile che un'atleta in grado di esprimersi in allenamento ad una determinata velocità (anche in una prova di test) non riesca poi a migliorarla sotto l'influenza della carica motivazionale ispirata dal confronto agonistico.

La proiezione dei tempi in allenamento è pertanto indicativa e in questo contesto ci serve più che altro a capire come, per ottenere eccellenti risultati, non sia necessario possedere straordinarie capacità di accellerarsi, bensì - al contrario - è determiante poter sviluppare alte punte di velocità e saperle mantenere il piu' costanti possibile fino alla fine della prova.

Ne consegue - tralasciando in questo contesto gli imprescindibili contenuti addestrativi - che le scelte da noi adottate nella proposizione dei piani di allenamento debbano prevedere una miscela di mezzi che speculi si' su tutte le espressioni di forza interessate ma distribuiti privilegiando le componenti reattive, le sole che presiedono allo sviluppo di punte elevate di velocità. Dalle tabelle riportate risulta evidente come per poter correre in 10"40 sia sufficente un'accelerazione (tempo di allenamento) di 3"53. Quanti atleti sono in grado di esprimersi a tale velocità sui 30?

E quanti altrettanto sono in grado di conseguire riscontri da 10"40? La scelta degli interventi speculativi sulla forza e sulle capacità addestrative è la chiave del rendimento degli atleti che seguiamo. Insistere - per esempio - sulle esercitazioni di forza massima su un'atleta che è già in grado di esprimere importanti accelerazioni oltre ad essere inutile è anche castrante. Sul versante "forza" la chiave del successo degli atleti di elite non risiede solo negli altissimi livelli di forza che sono in grado di sviluppare, bensì nella loro capacità a saperli esprimere in tempi eccezionalmente brevi. E' questo il più coerente orientamento del training.

Facciamo un' esempio.

Un'atleta esprime nel test di reattività (Bosco-Vittori) un tempo di contatto di 140 con un tempo di volo di 600. Il training di questo atleta deve essere orientato - per questa capacità - si' all'aumento della forza (per un velocista si attendono tempi di volo oltre i 700) ma avendo cura che riesca a svilupparli negli stessi tempi se non in piu' brevi. Per questo atleta dopo un periodo di lavoro ottenere un tempo di volo di 700, non sarebbe un risultato auspicabile se questo avesse determinato un' aumento del tempo di contatto, neppure se il suo tempo di volo fosse 750, ma i tempi di contatto oltre i 160.

E questo ci riporta anche allla modalità di esecuzione di questo test al fine di considerare attendibile il loro risultato: all'atleta và richiesto il massimo impegno per andare il più in alto possibile.

Un'altro esempio può essere fatto relativamente ad un'esercitazione di forza con bilanciere.

Nell'esercizo di mezzo squat veloce non è importante solamente il carico. Se l'intenzione è migliorare la forza per corrre velocemente, non è pertinente misurare la bontà del lavoro svolto con i sovraccarichi in funzione dell'entità del carico utilizzato se non comparato alla velocità con cui lo stesso viene spostato ovvero alla velocità con cui si inverte il senso del movimento.

Lo stesso concetto è valido anche per altre esercitazioni più specifiche: traini troppo pesanti, salite troppo ripide non solo sono inutili ai nostri scopi, ma possono essere anche dannose oltre che pericolose per l'integrità dei nostri ragazzi. L' unica deroga a questo principio è rappresentata dall'esercizio di squat il cui obiettivo principale rimane il conseguimento del trofismo nervoso consequenziale alla durata dell'impegno (tensione).