Spigolature sulla corsa veloce

menneaincorsaLa partenza dai blocchi e l'accelerazione sono due fasi che condizionano direttamente il risultato finale nelle gara più breve della velocità: i 100 metri.

La posizione del centro di gravità sul pronti, il tempo di reazione e la impostazione ritmica dell’accelerazione hanno un peso complessivamente determinante sul rendimento finale di una gara di sprint puro.

Notevoli sono anche il livello di destrezza e di preparazione richiesti all’atleta che deve integrare le abilità motorie acquisite, in rapporti spazio-temporali sempre diversi ed in continua evoluzione, passo dopo passo, quando dalla potente spinta iniziale sui blocchi deve passare ai più rapidi movimenti ciclici dell’accelerazione.

E’ proprio in questa fase che i parametri cinematici della corsa cambiano nella maniera più dinamica possibile portando ad incrementare, ad un tasso di crescita costante, la velocità del centro di gravità.

Ne consegue un complesso movimento ciclico in cui la lunghezza del passo cresce progressivamente a misura che le frequenze raggiungono anche i 4,8- 5,0 passi al secondo.

Sarà ora la posizione del baricentro al momento del contatto del piede al suolo (ed il suo tempo di contatto) a completare la miscela di componenti tutti insieme necessari ma singolarmente non sufficienti a determinare un risultato complessivo soddisfacente.

Tutti i componenti su citati sono apparentemente interdipendenti, e ognuno dipende da parametri diversi, alcuni tecnici come le abilità motorie, altri biotipologici (come le caratteristiche morfologiche dell'atleta e la qualità muscolare), altri ancora infine di carattere psichico: una su tutte la motivazione.

Man mano che si procede nella corsa, i tempi totali di contatto al suolo diminuiscono e la fase di volo aumenta.

La lunghezza del passo progressivamente crescente che si acquisisce, dipende sia dalla lunghezza dell’arto dell’atleta che dalla forza da stiramento che la sua muscolatura riesce ad esprimere in virtù della compattezza complessiva che si misura nella fase di contatto del piede al suolo.

Quest’ultima è una dei più importanti ed esaltanti momenti della corsa giacché si esaurisce in una manciata di millesimi di secondo generando la “spinta” propulsiva dell’avanzamento consequenziale al potente rimbalzo del piede.

La frequenza con cui gli appoggi si alternano è invece in grandissima parte determinata dal funzionamento del sistema nervoso centrale ed è largamente predeterminata dal patrimonio genetico dell’atleta.

Alcuni autori sostengono che atleti dotati di alte frequenze tendono ad esprimere velocità elevate a discapito delle ampiezze e viceversa.

Questo non è vero e non è neanche verosimile per un’atleta ben addestrato ed allenato fin da giovanissimo ad esprimere con estrema disinvoltura la già stereotipata azione della corsa nelle più diverse e articolate forme ritmiche.

L’ importanza di arricchire il giovane del più vasto bagaglio di esperienze motorie consentirà in età adulta all’atleta di esprimere la più personale e redditizia ritmica di corsa in modo che la componente addestrativa non rappresenti, un limite alla manifestazione del suo talento.

Come tutta la gara, anche l'accelerazione dai blocchi è quindi di fatto determinata dal rapporto ottimale tra la lunghezza e la frequenza dei passi.

E’ anche indiscutibile la correlazione esistente tra la partenza dai blocchi e l'accelerazione.

La base di partenza è una posizione ottimale sul pronti che garantisca la più alta velocità di uscita ma anche e soprattutto i presupposti per sviluppare la più redditizia ritmica dell’accelerazione.

Partenza, accelerazione, fase di raccordo e lanciato canonicamente possono essere suddivise in fasi distinte.

La struttura di queste quattro fasi deve essere esaminata in dettaglio dall’allenatore, perché consente di ottimizzare l'efficienza dell'allenamento.

Ma attenzione a non perdere mai di vista il fascino dell’assieme della corsa dei 100 metri in modo che queste fasi possano amalgamarsi in una perfetta sinfonia di movimenti.