La corsa veloce: pochi semplici consigli

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La corsa veloce: pochi semplici consigli
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E' necessario chiarire, e subito, per evitare equivoci, che l'utiliz­zazione del verbo "spingere" o del sostantivo"spinta" per definire l'azione dinamica che l'arto in appoggio sviluppa in circa 9 cent/sec, è un errore pedagogico, una distorsione lessicale ed un controsenso dinamico.

Distorsione lessicale che il giovane interpreta, e giustamente, imprimendo più forza (giacché spingere significa infatti fare forza premendo) convinto, così, di essere più veloce.

Al contrario andrà inesorabilmente più piano, consumando, senza utile, anche più energia.

Errore pedagogico perché dà una informazione impropria che non rimuove l'eventuale inesattezza ma la complica.

Controsenso dinamico poiché la spinta, in conseguenza della forza "volontariamente" espressa, risulterebbe più lunga nel tempo e, quindi, più lenta, di quella "reattiva" del rimbalzo. In realtà la "spinta"sarebbe l'effetto determinato dall' impulso del "rimbalzo".

Determinando la volontà di "spingere" il giovane non fa altro che sovrapporre un meccanismo di contrazione muscolare più lento, poiché "VOLONTARIO" ad uno più rapido e potente della espressione "reattivo-riflessa" dovuta alla "stiffness" muscolo-tendinea, soprattutto dei muscoli del polpaccio.

L'impulso propulsore che provocherà la '"spinta" é però, una realtà più complessa, poiché alla sua realizzazione concorrono più movimenti, quali:

a) rimbalzo-raddrizzamento del piede e dell'arto portante;

b) flessione-sollevamento, fino all'orizzontale, della coscia dell'arto oscillante;

c) oscillazione alternata e sufficientemente ampia delle braccia.

Dalla osservazione attenta di un atleta che realizza una progressione di corsa partendo dalla souplesse e procedendo con un basso ma costante tasso di accelerazione fino a raggiungere la sua velocità massima, ci si convince subito che alla crescita delle velocità  corrisponde, passo dopo passo, una  serie di variazioni dei segmenti corporei che concorrono allo sviluppo dei suddetti movimenti.

La  interconnessione tra  queste variazioni e  la  crescita  della velocità è tale da essere nel contempo, ciascuna di esse, effetto e causa dell'altra.

Le variazioni riguardano:

a) un aumento della inclinazione avanti di ciascun arto d'impulso;

b) una crescita del sollevamento dell'arto oscillante fino a rag­giungere l'orizzontale con la coscia;

c) un progressivo ampliamento della oscillazione alternata delle braccia.

La fusione coordinata, coerente ed organica di queste azioni, concorre, inoltre, contestualmente alla crescite sia della lunghezza sia della frequenza del passi. La efficacia dei movimenti d'impulsione dei due arti inferiori dipende assolutamente dalla tempestività sincronica con cui si realizzano.

L'arto "portante" reagisce distendendosi, mentre l'arto libero si flette in alto. L'uno si estende a misura che l'altro si flette.

II risultato di questa armonica combinazione é legato strettamente alla compattezza, durezza e consistenza (stiffness) di tutta la muscolatura antigravitazionale dell' arto portante, nel momento della presa di contatto con il suolo, giacché dve limitare al minimo la deformazione delle leve dei suoi segmenti, facendoli piegare appena per far rimanere alto il più possibile il bacino.

Sulla reazione muscolare che fa seguito all' ammortizzazione, quando il baricentro dell'atleta si trova sulla perpendicolare del piede d'appoggio, si inserisce l'azione impulsiva dell'arto oscillante che dirige in avanti la massa dell'atleta.

Non si dimentichi che  l'arto oscillante ha una discreta massa che lanciata ad una velocità maggiore di quella del bacino dell'atleta, sviluppa una notevole energia cinetica che assolve egregiamente il suo compito di trasmettitore di moto.

La riuscita di questa combinazione di movimenti dipende quindi dal tempismo del suo sviluppo.

Qualora, ad esempio, la flessione cominciasse prima, cioè in anticipo sulla reazione dell'arto portante, si commetterebbe il grande errore di far scendere  il bacino.

Ma questa aberrazione non può correggersi commettendone una più grave, se si dovesse consigliare l'atleta a sollevare meno le ginocchia.



Carlo Vittori

L'allenamento è un processo pedagogico-educativo complesso che si concretizza con l’organizzazione dell’esercizio fisico ripetuto in quantità ed intensità tali da produrre carichi progressivamente crescenti che stimolino i processi fisiologici di supercompensazione e migliorino le capacità fisiche, psichiche, tecniche, tattiche dell’atleta al fine di esaltarne e consolidarne il rendimento in gara”.