Reminiscenze sul salto in alto

Eravamo nell’inverno 69/70, periodo gravido di avvenimenti e di pensieri sull’allenamento in generale, sulla sua organizzazione e sulla metodologie da applicare allo Sport dell’atletica, ricco come nessun altro.

Ma l’attenzione dei tecnici allenatori e della stampa sportiva era rivolta alla novità del salto in alto che, con prepotenza, per la sua originalità e stravaganza, si affacciò alla ribalta olimpica ad opera del suo ideatore, Dick Fosbury, nel 1968 Città del Messico, consentendogli di vincere l’oro (video).

Negli anni successivi, però, il salto allora in voga, lo scavalcamento ventrale o straddle, fu duro a morire e la nuova interpretazione di Fosbury tardò molto ad imporsi completamente.

Furono soprattutto gli atleti europei a mantenere alta la dignità tecnica dello “straddle” forse per una sorte di rispetto e di riconoscenza per quel capo scuola di Valery Brumel che portò il record del mondo sulla tennisolite a 228 cm.

Io credo che non fosse un caso che due giovani atleti come il sovietico Yashchenco ed il tedesco dell’est Wessing, uno 18enne e l’altro 21enne, stabilissero nuovi record del mondo con misure imprevedibili, nell’era Fosbury : il primo con 233 e 234 cm. Rispettivamente nel 77 e 78 ed ancora con 235 cm.

Sempre nel 78 ai campionati Europei Indoor di Milano; il secondo, con 236 cm (Mosca 1980) vincendo anche le olimpiadi.

Due atleti, purtroppo finiti male, con il primo morto alcolista, ancora giovane, ed il secondo ritirato per un grave infortunio.

Una cosa non difficile e possibile ipotizzare per questi due atleti giovani dalle biotipologie diverse - il sovietico alto, snello, agile, molto leggero e veloce; sempre alto, ma più massiccio il tedesco - misure intorno ed anche superiori ai 240 cm. non era assolutamente utopico, soprattutto per il primo che con il suo allenatore Goickman (primo studioso del ventrale a detta degli allenatori sovietici) perfezionò il dinamismo dei due passi finali, avvicinando il movimento della gamba che si proietta sull’ultimo appoggio a quella di un saltatore in lungo con un movimento “griffé” che ammorbidiva l’appoggio successivo riducendo ai minimi terminala conseguente “frenata” preparatoria dell’impulso elevatorio.

Proprio le misure raggiunte a quell’epoca da questi due giovani talenti, ma soprattutto la variazione studiata dall’allenatore Goickman ed attuata da Yashchenco che anticipava la dinamica di Fosbury, mi hanno spinto a riprodurre questi lontani ricordi, ma di una attualità tecnica straordinaria.

Ma anche per ricordare a coloro che esaltavano il nuovo stile ed a coloro che purtroppo con vecchia e multiforme imprecisione seguitano a celebrarlo come il non plusultra.

Quanto è stata deleteria lì’assunzione di una posizione così rigida, di cui non aveva bisogno il nuovo, perché si sarebbe affermato, forse prima, per la facilità di apprendimento e l’agevolazione a raggiungere prestazioni di ottimo livello con maggior facilità del vecchio, ma che non avrebbe demolito quest’ultimo una volta dimostratene l’efficacia, raggiungendo 8-10 anni dopo l’avvento del Fosbury, prestazioni da record del mondo con un ragazzo diciottenne ed un giovane ventenne.

Era forse il caso di trovare una strategia del pensiero metodologico che consentisse la loro convivenza per allargare la frequentazione ad un maggior numero di biotipologie ed arrivare da più strade a prestazioni di eccellenza assoluta un po’ come avviene per esempio anche per il getto del peso che contempla due tecniche diverse ma entrambe efficaci a livello assoluto.

Carlo Vittori

L'allenamento è un processo pedagogico-educativo complesso che si concretizza con l’organizzazione dell’esercizio fisico ripetuto in quantità ed intensità tali da produrre carichi progressivamente crescenti che stimolino i processi fisiologici di supercompensazione e migliorino le capacità fisiche, psichiche, tecniche, tattiche dell’atleta al fine di esaltarne e consolidarne il rendimento in gara”.