La tecnica di corsa si compone di un complesso di movimenti degli arti, ordinati ed organizzati in forma ciclica alternata per rispondere al meglio ad esigenze di prestazioni fisico dinamiche diverse e differenziate.
Cosicché nella corsa veloce la tecnica deve rispondere alla necessità di sviluppare la più elevata velocità possibile.
Mentre nella corsa di resistenza l’esigenza è quella di realizzare una tecnica che contempli l’ottenimento di una più alta velocità media possibile in funzione della lunghezza metrica della prestazione al fine di far coincidere la massima resa con il massimo impegno.
Per questi motivi diventa determinante attivare i giovani principianti, fin dall’età sensibili (10 -13 anni) ad eseguire un elevato numero di esercitazioni a carattere addestrativo per arricchire di esperienze multiple il loro bagaglio di esperienze motorie.
In genere poca importanza viene attribuita al contenuto (immagine interna del movimento) ovvero all’insieme delle sensazioni che l’atleta riceve (cinestesi) in modo che queste possano servire da confronto per conoscere se in ogni ripetizioni esse corrispondano all’esecuzione corretta, piuttosto che ripetere un numero infinito di volte tanto da – come si sente spesso dire – “automatizzare”.
Accade così lo sganciamento dalla sfera delle sensazioni per scendere a vie di trasmissioni più basse quali quelle riflesse degli automatismi.
L’allievo non avrà più la percezione di quanto sta’ facendo e quindi nella fase dello sviluppo dei cambiamenti antropometrici e biofisiologici non si renderà più conto di eventuali conseguenti modificazioni dei suoi comportamenti per poter intervenire e modificarli qualora fossero peggiorati al fine di farli corrispondere alle sensazioni iniziali ormai scomparse.
Per questo è importante rimandare all’età della maturazione fisica gli interventi più massicciamente speculativi su resistenza e forza per evitare che una tecnica di corsa sbagliata ripetuta per più e più metri altro non faccia che allenare gli errori.
E’ quindi importante insegnare la tecnica attraverso la percezione profonda: sentire un gesto è più’ importante che vederlo e cercare di riprodurlo. L’acquisizione stabile e corretta di una tecnica, viceversa, richiede un approccio più globale, che attribuisca uguale importanza alle componenti sensoriali.
Soprattutto i bambini tendono ad apprendere e controllare senza grande difficoltà la componente esterna della tecnica, mentre per loro assimilare la struttura interna (il contenuto), è più difficile.
E’ relativamente facile insegnare la forma esterna del movimento, più difficile è intervenire sui contenuti, comunque è necessario farlo, richiamando l’attenzione degli allievi sulle loro sensazioni.
Spesso, soprattutto con i più giovani, forma e contenuto non coincidono ; la rappresentazione interna è diversa dal movimento effettivamente realizzato a causa di una interpretazione errata dei vari feedback .
Tale rappresentazione è il frutto dell’elaborazione delle differenze visive, tattili, cinestesiche (sentire il mondo attraverso il proprio corpo e le proprie sensazioni) e acustiche che, selezionate dai rispettivi analizzatori, vengono poi integrate nelle aree associative della corteccia e vanno a formare l’immagine motoria.
Per questo motivo, la correzione per essere efficace, non deve agire solo sulla forma esterna, ma contribuire a modificare anche il contenuto.