Dopo le numerose polemiche scatenate giustamente dai mass media e da molti siti specializzati di atletica leggera circa l’ennesima disastrosa spedizione firmata Arese, ci eravamo impegnati a non ritornare più sull’argomento giacché, anche il Presidente, nella sua unica e conclusiva apparizione in Tv aveva palesato un certo imbarazzo, proponendo argomentazioni sterili e irreali tipiche di chi, sapendo ancora di aver sbagliato, si arrampica sugli specchi cercando di salvare la faccia di fronte alle telecamere.
Francamente questa scena ci ha fatto un po’ pena, tant’é che ritornare all’attacco con articoli puntuali ci era sembrato un tantino crudele.
Sarebbe stato come sparare sulla croce rossa.
Con l’ottimismo che ci contraddistingue avevamo pensato che questa sarebbe stata la volta buona, che le cose - o almeno l’atteggiamento verso l’ Atletica di Tutti -sarebbero immediatamente cambiate.
Avevamo ripreso a scrivere di cronaca, a discutere nei forum di tecnica ed ecco che sul più bello l’altissimo presidente detta una coloratissima intervista al giornalista Andrea Bongiovanni.
In un primo momento ho stentato a credere a quello che leggevo.
Preso dalla rabbia di chi è convinto che due più due faccia sempre quattro stavo rimettendo mano ad uno scritto per ribattere punto su punto alle esilaranti considerazioni del presidentissimo.
Poi fortunatamente, preso da un crampetto allo stomaco – erano già le undici del mattino e il mio fisico esigeva lo spuntino quotidiano – mi sono recato giù al bar per un tramezzino ed un succo alla mela verde.
Sarà stato il prosciutto fresco di affettatura o la mela rinvigorente che mi ha fatto placare gli istintivi ardori della precedente lettura e mi ha fatto vedere le cose per quelle che realmente sono: ci stà prendendo in giro.
Cari amici, rendiamoci conto, ci stà consapevolmente dando in pasto queste interviste per distrarci.
Lo fa però per nascondere la realtà, per offuscare il fallimento sperando che noi ci si abbocchi.
Si sta inventando giustificazioni che non avrebbe mai dovuto elucubrare.
Ma poiché Arese è manager capace (pensiero questo del presidente del Coni) l’unica alternativa che ci rimane benché improbabile da accettare per una persona intellettualmente onesta è che il nostro presidente cerchi di far sembrare vero ciò che non lo è.
Parlando ripetutamente dell’erroneo, pubblicando le sue dichiarazioni ha la speranza che noi tutti alla fine si finisca per credergli.
Caro presidente, abbiamo capito il suo gioco.
Adesso non ci incanta più.
Il pifferaio magico una sola volta riuscì a trascinare i topolini nel fiume con le sue note.
Noi siamo stati più buoni o più ingenui dei topolini.
La musica, sempre la stessa, l’abbiamo ascoltata per troppi anni.
E’ troppo irresponsabile parlare del fallimento dell’atletica italiana come se i motivi che l’hanno determinato non le competessero. Come se fin’ora ci fosse stato qualcun altro al timone di quest’Arca che ha imbarcato tutti.
“Dobbiamo fare una riflessione, dobbiamo ripartire”- ha detto il nostro presidente.
Ma tante ripartenze valgono anche altrettanti fallimenti.
Cinque anni per ripartire mi sembrano un po’ troppi quando altre nazioni hanno già percorso un lungo cammino di evoluzione.
Puo’ dire il suo pensiero signor Arese, ma le parole volano e i fatti rimangono se vengono attuati.
Non le crediamo più. Lei o chi l’ ha consigliato, o la consiglia ancora, non siete più credibili.
Ed il Coni nella figura del suo presidente e del suo segretario è d’accordo nel tollerare il disfacimento che si prospetta all’atletica italiana con quanto contenuto nell’articolo rilasciato alla Gazzetta?
Amo le persone sbagliate, che non si accorgono di dare, ma non dimenticano di ricevere, sempre pronte a mettersi in discussione, con i piedi fuori dagli schemi e che sorridono del giudizio degli altri.