Come non si dovrebbe trattare un talento

Si è rotto il giocattolo, ora non si può usare.

"Oggi facevo più fatica a non pensare al dolore che al salto stesso. Ho sentito subito male, già subito dopo il primo salto. Non vado a Berlino. Chiudo qui la stagione. Non resta che operarmi tra fine agosto e i primi di settembre."

Così si esprime Andrew Howe sul sito della federazione all'indomani della gara di Grosseto.

La gravità della dichiarazione di questo grande ed amato atleta, riguarda assolutamente la gestione del suo talento.

Gestione che ha mostrato le sue carenze già nella fase iniziale della sua attività perché un ragazzo che a 17 anni correva in 20”92 e a 19 anni in 20”28 tutto ha fatto meno – perfino saltare e guastarsi nel salto triplo – piuttosto che migliorare nella velocità, non sarebbe stato difficile scendere sotto i 20”00 (considerando che Mennea con 20”70 alla stessa età ha fatto poi quella che ha fatto) per influenzare più marcatamente la correlata prestazione del salto in lungo.

E' stato fatto tutt'altro come dimostra il peggioramento delle prestazioni nelle gare di sprint, ma se questo non bastasse, non lo si è corretto nella tecnica del salto.

Il gruppo di tecnici avevano zero esperienze di salto in lungo sopratutto ai livelli che servivano, dimostrate sopratutto dalla assegnazione ad un allenatore di lanci della delicata e difficile operazione dell'allenamento della forza veloce e ciclica indispensabile per un saltatore di quel valore.

Mentre le esperienze dirette che hanno informato il training si sono dimostrate assolutamente nocive.

Ma forse tutto è partito da una fantomatica riunione svoltasi il 23 aprile 2009 alla presenza del presidente, del segretario, del direttore tecnico federali , dei responsabili del gruppo sportivo militare dell'atleta e del folto gruppo di allenatori, nella quale certamente si sono decise cose che non hanno funzionato nel verso giusto e altre che non sono state assolutamente rispettate.

Lo dimostra il fatto che l'atleta non è guarito, non solo, ma contraddicendo a quanto affermato e “ampiamente condiviso in quella riunione” (Arese "L'incontro è stato definito da tutti "molto proficuo", ed ha portato alla piena condivisione di alcuni concetti. A cominciare dall'obiettivo primario e comune, identificato nel recupero della piena integrità fisica da parte di Andrew Howe.") ha effettuato due gare ancora gravemente accidentato come risulta dalle parole dell'atleta.

Ci sembra questo il modo più certo e sbrigativo per rovinare un talento. Apelle a questo punto avrebbe detto ai suddetti tecnici: Sutor, ne ultra crepidam.

Non si poteva scegliere strada migliore per arrivare a questo risultato.

Ci auguriamo soltanto che i responsabili coinvolti in questa “fenomenale” operazione facciano ammenda affinché per il futuro possano partire da più lontano strategie più efficaci e credibili, con il coinvolgimento di tecnici e di una struttura di più provate esperienze pratiche.

Non si può rovinare un talento per dimostrare quello che non si è.

Rammentiamo ad Arese che fu lui ad esprimere queste parole in quella riunione.

"Howe è un patrimonio dello sport italiano - le parole del Presidente Arese - ed il nostro unico interesse è che riesca ad esprimere al meglio tutto il suo straordinario potenziale. Ma non gli metteremo nessuna fretta: l'importante, prima di ogni altra cosa, è che guarisca definitivamente, in maniera tale da potersi allenare con assiduità e con costrutto, come già accaduto tante volte in passato". Leggi da Fidal.it

Era cosi' indispensabile dunque farlo gareggiare in queste condizioni?

E oltertutto non è questa decisione in contraddizione con quanto sopra dichiarato?

P.S.

E' per questo motivo che subito dopo quella riunione é stato organizzato un convegno su come si gestisce un talento in atletica?