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| Michele Rossi: il giovane Pavoni |
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Piero D'Incà è l'autore di questo formidabile intervista fatta al prof. Michele Rossi, scopritore e primo allenatore di Pierfrancesco Pavoni.
Si ripercorrono i primi passi nel mondo dell'atletica del noto velocista azzurro, gli allenamenti che faceva, lo spirito con cui venivano affrontatio gli allenamenti e le prime esperienze in nazionale.
Ringraziamo Piero per il prezioso contributo.
Intervista a Michele Rossi, Tecnico, nazionale specialista velocità, Responsabile settore velocità del CR Veneto Ex velocista p.b. 10”61 nel 1973
Come hai conosciuto Pierfrancesco Pavoni? Pierfrancesco frequentava il liceo Classico come collegiale presso l’Istituto Filippin di Paderno del Grappa dove allora insegnavo. Di lui mi parlò un giorno il suo insegnante di educazione fisica. Mi disse che tra i suoi allievi ce n’era uno particolarmente veloce. Fino ad allora Pavoni aveva giocato a calcio nei tornei interni dell’Istituto. Ed era anche bravo. Poi lo vidi durante in una gara che organizzammo a scuola, la fase d’istituto dei campionati studenteschi dove vinse i 100 in 11”2 sulla terra rossa. Rimasi impressionato da come correva con le ginocchia altissime. Gli proposi subito di provare con l’atletica; sul momento non era molto convinto, gli piaceva il calcio, ma poi decise di provare. Penso che il motivo che lo fece decidere fu la possibilità che gli prospettai di partecipare alle seguenti fasi dei campionati studenteschi fino ad arrivare alla fase nazionale. E’ sempre stato un grande agonista. Lo allenai per tre anni, da quando aveva sedici anni fino ai diciotto. Come era quando hai cominciato ad allenarlo? Fisicamente era un ragazzino alto e mingherlino, coordinato e con una capacità di apprendere il gesto atletico molto facile. Ed aveva doti innate di coordinazione, scioltezza di movimento, agilità nella corsa supportate da due piedi esplosivi. Aveva un carattere testardo, cocciuto, ma allo stesso momento determinato a raggiungere gli obiettivi al massimo dei livelli che più avanti ci saremmo proposti.
Come hai impostato il programma di allenamento? All’inizio non c’era un programma di allenamento dettagliato. Si “allenava” a scuola. Nel frattempo avevo tesserato Pierfrancesco con la società dove allenavo: il G.A. Bassano. Il 16 giugno 1979 vinse i Campionati Italiani Allievi sui 100 a Bologna col tempo di 11”37 ( erano 3 mesi che si allenava). Cominciai nell’autunno seguente a provare ad impostare un programma di allenamento ma avevamo grossi problemi logistici. I suoi allenamenti con me sono stati per gran parte condizionati dalla mancanza di strutture e di tempo. Come dicevo prima lui era a Paderno del Grappa in collegio e quindi per allenarsi doveva sfruttare i momenti in cui era libero dalle attività di studio. E non erano molti! Ricordo che chiesi alla Direzione dell’Istituto di avere più tempo ma mi risposero che Pierfrancesco era lì per studiare e non per correre. Poi nei due anni successivi le cose cambiarono un po’ e ci assecondarono un po’ di più. Non avendo molto tempo a disposizione, in pratica ci allenavamo nel tardo pomeriggio durante la pausa che veniva concessa agli studenti e quindi le uniche strutture che potevamo utilizzare erano quelle dell’Istituto. Avevamo una pista in terra rossa a quattro corsie che da novembre a marzo era inutilizzabile perché si trasformava in una palude di fango. Non avevamo bilanciere ne tanto meno sala pesi. Avevamo qualche ostacolo e il campo di calcio. Avevamo le salite, che a Paderno non mancano e anche i gradoni di una tribuna. Erano altri anni! Comunque quello che potevamo fare era: utilizzare il campo di calcio per andature, balzi, sprint, allunghi ed aerobia. I gradoni della tribuna per i balzi e gli ostacoli per la reattività. Le salite per gli sprint in salita. Gli allenamenti che gli proponevo erano necessariamente condizionati da questa situazione.
Puoi fare un esempio di una settimana tipo di allenamento? Numero delle sedute, contenuti, quantità? Purtroppo i diari di allenamento di quel periodo sono andati in parte perduti in un trasloco, quindi devo fare affidamento sulla mia memoria e non potrò essere molto preciso. Comunque il primo anno si allenava quattro volte a settimana. Da ottobre (inizio anno scolastico) a marzo a grandi linee faceva:
• due allenamenti di salite (ricordo che con me non ha mai fatto più di 3 x (3 x 60); poi da marzo a giugno (fine anno scolastico) sostituivo le salite con prove di velocità e resistenza alla velocità. Potevamo farle da marzo in poi perché la pista in tennisolite si era asciugata! Se la pista si poteva usare lavoravo principalmente su 60m. Terzine e poi quartine, ritmi mai sostenuti controllando principalmente la tecnica di corsa, l'uso delle braccia e l'appoggio del piede a terra. Negli anni successivi al primo quando la pista era inagibile Pierfrancesco correva sulla pedana del salto in lungo dove stendevamo delle stuoie di tartan che nel frattempo ci aveva fatto avere la Federazione. Erano due stuoie di 25 metri l’una. Potevo farlo correre sui 30 o 40m. I ritmi erano vicini a quelli di gara (sui 30 se ricordo correva attorno ai 3”4/3”5)
• un allenamento di tecnica sul campo da calcio con andature, sprint e allunghi.
• un allenamento di balzi sul prato e/o sui gradoni e reattività con alla fine un lavoro di aerobia frazionata. In pratica faceva ripetute attorno al campo di calcio. Ad esempio una seduta di balzi comprendeva quattro lunghi da fermo, quattro tripli, tre quintupli e un decuplo sempre alternati mai successivi; nella seduta successiva dedicata ai balzi sostituivo questo lavoro con i balzi sui gradoni fatti a piedi pari o in diagonale alternati. Il lavoro aerobico consisteva inizialmente in un cross leggero di circa 20' per arrivare poi fino a 30'. Poi si evolveva in prove frazionate da 200 a 300 metri corse, se ricordo bene, in circa 30” per i 200 e 50” per i 300. Quando pioveva lavoravamo in palestra: addominali, dorsali, palle mediche, molte andature tecniche.