Bob Beamon 18 ottobre 1968
Il 18 ottobre 1968, quindi esattamente quarantuno anni fa, il mondo osservò stupito lo statunitense Bob Beamon stabilire uno dei più incredibili record della storia dell’atletica.
Planando alla misura di 8,90 metri, Beamon - sulla stessa pista dove undici anni dopo Mennea realizzò il record del mondo – stabilì un record che rimase imbattuto fino al 30 agosto 1991, quando un altro statunitense, Mike Powell, lo superò nel corso dei Campionati del Mondo di Tokyo, portandolo alla misura di 8,95 metri in una epocale sfida contro Carl Lewis.
Il salto di Beamon migliorò di ben 55 cm l'allora record del mondo.
Il suo primato resistette per quasi 23 anni e venne nominato dalla rivista Sports Illustrated come uno dei cinque più grandi momenti sportivi del XX secolo.
All’epoca, Bob Beamon era un saltatore sconosciuto e nessuno avrebbe potuto immaginare quel che stava per succedere.
L’atleta, appena ventiduenne, era più noto per la squalifica subita nel 1966, quando pagò il rifiuto a partecipare a una manifestazione collegiale, in segno di protesta per la politica razzista adottata dalla chiesa dei Mormoni.
Fino a quel momento il record del mondo nel salto in lungo di 8,35 metri era codetenuto dallo statunitense Ralph Boston e dal sovietico Igor Ter-Ovanesyan.
A Città del Messico Beamon rischiò di non qualificarsi perché nei salti di qualificazione i suoi primi due tentativi furono nulli.
Giunto in finale, Beamon si apprestò al suo tentativo: una prestazione inconcepibile, tanto che nessuno, né gli altri atleti, né gli spettatori, né lui stesso, né tanto meno i giudici, potevano credere a quel che avevano visto.
Proprio i giudici cercarono di misurare il salto, ma il nastro non era abbastanza lungo e fu necessario fare ricorso al nastro usato per il salto triplo.
Il campione olimpico uscente, il britannico Lynn Davies, disse a Beamon, "Tu hai distrutto questa specialità", e nel gergo dell'atletica leggera, un nuovo aggettivo, "Beamonesco" entrò in uso per indicare un impresa spettacolare.