Intervista a cura di Radoslaw Leniarski, traduzione di Alessandro Torresani
RL: E dopo tutto questo tempo l’Atletica non l’ha annoiata? SN: No, perché` mi piace fare l’allenatore.
RL: Probabilmente non concepisce un giorno senza allenamento. SN: Nel 1977 ho avuto un incidente d’auto. Mi hanno portato in ospedale con la spalla fratturata. Subito dopo il gesso, lo stesso giorno sono andato a Zakopane, perché` avevo un ‘ritiro’ e mi aspettavano le ostacoliste. Ho ancora una copia della rivista “Lekkoatletyka” del periodo che mi ritrae con alcune ragazze che allenavo, tra queste, ricordo la foto con la recordista mondiale Grazyna Rabsztyn ed io con il gesso. Dovevo andare, sapevo che non potevano perdere nemmeno un giorno di allenamento.
RL: Ora Lei e` tornato alle prove multiple, dopo una lunga esperienza con Wilson Kipketer. E' stato facile? SN: Sono stato medaglista al campionato polacco nel decathlon. Dopodiché` ho allenato ostacoliste, saltatrici con l’asta e specialiste di prove multiple. Il record nazionale polacco nell’eptathlon appartiene ancora alla mia atleta Małgorzata Nowak (sua moglie). Con quel risultato, conseguito in modo pulito, avrebbe potuto andare a medaglia anche qui (mondiali di Helsinki 2005). Conseguito in modo pulito perché` il doping mi fa schifo, prima quello della DDR ed ora quello Americano.
RL: Perché e` tornato in Polonia? SN: Mi interessano nuove, difficili sfide. Ho recuperate atleti dopo malattie, dopo infortuni, squalifiche, dopo periodi di stop. Tutti dicono che sono l’uomo di Wilson Kipketer, tuttavia non e` del tutto vero. Ho lavorato con Frankie Frederick, che voleva essere allenato da me nel 1999, dopo la finale del Golden Gala di Berlino. All’inizio rifiutai, dicendogli che non sono uno specialista dello sprint, tuttavia alla fine abbiamo provato. Purtroppo si e` infortunato al tendine di Achille e non abbiamo più` continuato.
RL: Come e` nata l’idea di andare all’estero? SN: Avevo delle proposte. La prima dal Canada nel 1974, quando una mia atleta Teresa Nowak corse i 100 ostacoli in 12”5 (all'epoca seconda prestazione mondiale). Tuttavia me ne sono andato dalla Polonia solo quando ne ho avuto abbastanza, non avevo un soldo in tasca. Ero un allenatore di successo e vivevo in un appartamento dove dovevo spostare la televisione per aprire il frigorifero, non riuscivo a dormire perché` la casa era piena di rumori e di correnti d’aria, sulla ‘turca’ mi lavavo. Comunque ho resistito a lungo, fino al 1991 (quando in Polonia si cominciava a stare meglio).
RL: Lei è andato in Danimarca per sua scelta o perché aveva qualche proposta? SN: Quando le avevo non sono andato, quando sono andato non ne avevo. Nessuno mi voleva, anche se chiedevo solo di lavorare. Alcuni atleti dichiararono che non volevano un allenatore “polacco”. Alla fine sono andato ad allenare il Club Sparta Copenaghen. E poi solo Kipketer.
RL: Come avvenne l’incontro? SN: Arrivò a me nell’autunno del 1993. Abbiamo collaborato per 11 anni. Ha lavorato molto duramente, ed io con lui, affinché tutto andasse bene, ed i risultati sono arrivati. Wilson é una leggenda. Nei vari plebisciti sui cent’anni dell’atletica vince Carl Lewis (negli sprint e nei salti), ma se parliamo degli 800 metri il primo é Wilson, non Sebastian Coe, non qualcun altro, solo Wilson Kipketer. Questo perché` si e` mantenuto ai vertici per tanti anni, a differenza degli altri. Hanno provato ad allenarlo i danesi, il risultato e` stato un’operazione al tendine di Achille. Questo perché correva sulla ghiaia e sull’asfalto, l’hanno esaurito. Quando mi chiese di aiutarlo, io non ero convinto. Gli dissi che non mi intendevo di 800m, che avevo allenato ostacoliste e che in generale non mi piaceva lavorare con gli uomini. Wilson insistette ed alla fine accettai. Ho iniziato chiedendogli: “Ragazzo in quanto corri gli 800?” E lui; “1.45.46”. quindi più o meno il tempo di Pawel Czapiewski (atleta polacco n.d.t.). Ho guardato allora la lista stagionale, era il venticinquesimo tempo! In una stagione ho avuto 3 ragazze nei primi 10, ed in tutta la carriera almeno 50 atleti nei primi 10 stagionali. Gli dissi subito: “Adesso non sei nessuno. Ma diventerai un grande, perché io sono grande”. Dovevo fargli credere che aveva il miglior allenatore del mondo e ci ha creduto!
RL: Ed anno dopo anno ha fatto progressi colossali… SN: Si perché ha fatto in allenamento quello che gli dicevo. Oppure non si presentava agli allenamenti. Per esempio quando non tornava in tempo dal Kenya, cosa che gli accadeva di frequente. Quando tornava mi diceva, tra un mese ci sono le gare e devo vincere. La nostra collaborazione si è conclusa con le Olimpiadi di Atene dove è giunto terzo. Ad aprile ero, come ogni anno, in costa azzurra con atleti polacchi. Si e` presentato all’improvviso, sapeva dove mi “nascondevo”, del resto vive a Monaco. Mi disse che aveva un contratto con la Nike. “Hmm quando inizi le gare?” – “Non gareggio”. “Perché?” – “Perché` non mi alleno”. Mi spiegò che senza di me non riusciva ad allenarsi. Ma come? Dopo 11 anni di lavoro, con tutti gli allenamenti scritti, nero su bianco. Insisteva che voleva concludere la carriera ai campionati d’Europa di Goteborg, la dove aveva vinto la prima medaglia d’oro mondiale nel 1995. Insisteva che dovevo allenarlo. “Non devo”. Da allora mi ha telefonato due volte, ultimamente da Marrakesh in occasione dei mondiali Junior, dove è stato invitato come VIP. Wilson e` molto modesto e si e` meravigliato di essere trattato come un VIP. Se non è un Vip lui chi lo e`?
RL: Sono stato ad Iten in Kenya, dove ha iniziato la carriera. La devono nascere umili, lavoratori durante gli allenamenti, persone che non hanno paura della fatica, un posto per duri. SN: Non tanto tempo fa a Zurigo, al meeting della Golden League, mi si e` avvicinato Padre O’Connell, che guida la scuola di St. Patrick ad Iten, dove ha studiato e si e` allenato Wilson. Mi ha ringraziato per come si è sviluppato Wilson, mi e` parso veramente sincero. So che la c’è una povertà` incredibile e che nessun atleta polacco lavorerebbe in quella situazione. Questo missionario gli ha insegnato che la fatica è una condizione naturale dell’organismo umano. Di questo non si muore. Gli atleti polacchi hanno paura della fatica, si stancano a forza di pensare, cosa sarà` dopo la corsa, quanto saranno stanchi, cosa accade se cadono. Se cadono, si rialzano! Invece di pensare alla vittoria pensano a quanto saranno stanchi. Wilson non ha mai avuto paura della fatica ed aveva un grande rispetto per il lavoro in allenamento. Questo grazie alla scuola avuta a St. Patrick.
RL: Forse il suo talento era dovuto alla genetica. Quello che ha fatto è straordinario, 33 gare senza sconfitta, record mondiali, 3 titoli di campione del mondo. Se avesse partecipato ad Atlanta (il Kenya non concesse il nullaosta n.d.t.) avrebbe vinto, se avesse potuto prepararsi bene per Sydney od Atene, avrebbe vinto in entrambe le manifestazioni, e come correva bene…SN: Se lo avesse visto nel 1993, avrebbe avuto un’altra idea. Io ho dovuto insegnargli la tecnica di corsa. Per quanto riguarda i risultati solo una volta non e` andato a medaglia ai mondiali, ai quali ha partecipato, a Parigi nel 2003. Questo perché` trascorse un mese in ospedale con la moglie dormendo in corridoio, e poi, il mese successivo, attaccato all’incubatrice nella quale giaceva il figlio. Non aveva forza. Lo rianimai e fu quarto. La genetica non c’entra, in Kenya tutti hanno gambe e leve lunghe. Si tratta di lavoro duro e ben programmato. Mi permetto di far osservare che non c’è stato un altro atleta africano finora, che per 11 anni e` stato al vertice. Io ho sfruttato il suo potenziale e non ho distrutto la sua salute con l’allenamento. Di solito vinceva, raramente arrivava secondo ed a fine carriera, alle olimpiadi di Atene, è arrivato terzo per una stupidaggine.
RL: Come mai? SN: Perché non ha guardato nel monitor dello stadio ed è stato sorpreso da Muluadzi, che lo ha superato di un capello (0,04s). Gli dissi: Hai il video, guarda! Mi disse che osservava quell’ossesso di Borzakowski e non si è curato di Muluadzi che rinveniva.
RL: Si interessa a quello che accade alla Atletica in Polonia? Crede che si sviluppi bene? Non la vorrebbe aiutare, con la sua esperienza? SN: Non voglio gestire, voglio fare l’allenatore di Atletica leggera.
Nella seconda parte della sua carriera, Wilson Kipketer si ammalò di malaria, guarì e tornò in pista ad ottimi livelli (nel 1998 corse in 1.43”74), ma non fu più lo stesso. Nel 2005 ha annunciato il ritiro. Forse il più` grande di sempre, sicuramente una stella.
Slawomir Nowak: Allena ancora. Nel 2008 ha portato un'eptatleta polacca, Kamila Chudzik, alle olimpiadi.
Nel 2007 avvicinandomi agli 800 m ho rivisto un po di storia ed ho scoperto che Wilson Kipketer era stato allenato da Nowak. Io vivo e lavoro in Polonia ed ho voluto approfondire un po questa vicenda. Se vogliamo si sono incontrati due grandi che prima del successo sono dovuti partire dal nulla.